ICOM Focus | SICUREZZA ED EMERGENZA – Quanto sono preparati i musei? – Ottobre 2026

Quanto sono preparati i musei?

Un furto compiuto in pochi minuti. Un allarme che scatta. Una procedura che deve trasformarsi immediatamente in azione. Persone chiamate a prendere decisioni rapide. Opere da proteggere, visitatori e personale da mettere in sicurezza. E, dopo l’emergenza, la necessità di capire cosa abbia funzionato, cosa possa essere migliorato e come prepararsi a ciò che potrebbe accadere ancora.

Negli ultimi mesi diversi episodi hanno riportato la sicurezza dei musei al centro dell’attenzione pubblica.

Nell’ottobre 2025 il furto al Louvre ha avuto un’eco mondiale: otto gioielli della Corona francese sono stati sottratti dalla Galerie d’Apollon in un’azione durata pochi minuti. Gli allarmi della finestra utilizzata per l’accesso e delle vetrine prese di mira sono entrati in funzione, ma questo non ha impedito agli autori del furto di lasciare il museo con il bottino. Nel settembre 2026, al Musée Renoir di Cagnes-sur-Mer, in Costa Azzurra, quattro dipinti sono stati prelevati dopo che due persone erano riuscite a introdursi nella struttura tagliando una recinzione. Anche in questo caso l’allarme è scattato e le forze dell’ordine sono intervenute rapidamente; durante la fuga due delle opere sono state abbandonate e recuperate.

In Italia, il recente furto al MuMe – Museo Regionale Interdisciplinare di Messina ha nuovamente posto il tema all’attenzione della comunità museale (https://www.icom-italia.org/comunicato-sul-furto-al-mume-museo-regionale-interdisciplinare-di-messina/).

Contesti, istituzioni e dinamiche differenti, che non possono essere sovrapposti né ricondotti a un’unica causa. Ma la loro successione ci invita a porci una domanda che va oltre il singolo episodio: quanto siamo preparati?

E, soprattutto, che cosa significa davvero, per un museo, essere preparato?

Oltre il singolo evento

Quando si verifica un furto, l’attenzione si concentra inevitabilmente sulle misure anticrimine: allarmi, videosorveglianza, controllo degli accessi, vigilanza, tempi di intervento.

Sono elementi fondamentali. Ma la sicurezza di un museo è un sistema molto più ampio.

Un furto è soltanto uno dei possibili scenari di rischio. Terremoti, alluvioni, incendi, eventi meteorologici estremi, guasti agli impianti, atti vandalici, errori nella movimentazione delle opere, vulnerabilità degli edifici e delle infrastrutture digitali possono mettere in pericolo persone, patrimonio e continuità delle attività.

La Guida alla preparazione del Piano di Sicurezza ed Emergenza Museale – PSEM, pubblicata da ICOM Italia nel 2026

(https://www.icom-italia.org/wp-content/uploads/2026/06/Manuale-PSEM_rev6.pdf), distingue per questo diverse tipologie di pericolo: naturali, antropici, socioculturali, strutturali e contestuali. Il punto di partenza non è quindi una risposta standardizzata, ma la conoscenza della specifica realtà del museo, del territorio in cui si trova, dell’edificio, delle collezioni e delle persone che lo frequentano e vi lavorano.

Prepararsi significa innanzitutto conoscere i propri rischi.

Non per immaginare ogni possibile catastrofe, ma per individuare gli scenari plausibili, comprenderne la probabilità e le possibili conseguenze e decidere dove e come intervenire.

Dal rischio alla prevenzione

Non possiamo sapere se e quando un determinato evento si verificherà. Possiamo però conoscere i pericoli ai quali siamo esposti, individuare le nostre vulnerabilità e adottare misure capaci di ridurre la probabilità di un danno o limitarne le conseguenze.  È il passaggio da una logica prevalentemente reattiva – “cosa facciamo quando accade?” – a una logica proattiva: “cosa possiamo fare ora perché non accada, o perché il danno sia il minore possibile?”

Questa prospettiva allarga profondamente il significato della sicurezza.

Una vulnerabilità può essere strutturale o impiantistica, ma può dipendere anche dall’organizzazione: una manutenzione rimandata, un inventario non aggiornato, una procedura poco conosciuta, responsabilità non chiaramente definite, personale che non ha avuto occasione di formarsi o di sperimentare concretamente le procedure previste.

Allo stesso modo, la preparazione riduce la vulnerabilità. Conoscere l’edificio e le collezioni, avere procedure condivise, disporre di strumenti adeguati, formare il personale e svolgere esercitazioni significa aumentare la capacità dell’istituzione di affrontare un evento critico.

La prevenzione non elimina il rischio. Ci consente di governarlo.

Che cosa significa essere preparati?

È forse questa la domanda centrale.

Essere preparati non significa poter garantire che nulla accadrà. Né significa poter prevedere ogni possibile scenario.

Significa piuttosto costruire nel tempo la capacità di riconoscere un rischio, valutarlo, prevenirlo quando possibile e sapere come reagire quando si manifesta.

Da questa impostazione nasce il PSEM – Piano di Sicurezza ed Emergenza Museale.

Il PSEM mette in relazione informazioni e strumenti che in molti musei già esistono e li integra in una strategia complessiva che considera insieme la protezione delle persone, la salvaguardia del patrimonio, l’edificio e la continuità operativa.

La sua caratteristica più importante, tuttavia, non è forse il documento finale.

È il processo necessario per costruirlo.

La Guida pubblicata da ICOM Italia lo articola in dieci passaggi: definire il gruppo di lavoro; raccogliere la documentazione; effettuare il sopralluogo; individuare i rischi; stabilire le priorità; definire le misure; approvare e adottare il PSEM; predisporre i Manuali di Emergenza; organizzare le squadre; monitorare e aggiornare il sistema.

Conoscenza, valutazione, pianificazione, azione e miglioramento formano così un ciclo continuo.

Il PSEM non è un documento da predisporre una volta per tutte. Cambiano gli edifici, gli allestimenti e le collezioni; cambiano le persone e le organizzazioni; cambiano le tecnologie e cambiano i rischi. Anche la pianificazione deve quindi evolvere.

Un piano vive attraverso le persone

I recenti fatti di cronaca riportano inevitabilmente l’attenzione sulle tecnologie di sicurezza. Ed è giusto che sia così: sistemi di allarme, videosorveglianza, controllo degli accessi, rilevazione degli incendi e dispositivi di protezione sono componenti essenziali.

Ma un sistema di sicurezza è fatto anche delle persone che devono utilizzarlo.

Un segnale deve essere riconosciuto. Un’anomalia deve essere interpretata. Una procedura deve essere conosciuta. Qualcuno deve sapere chi chiamare, cosa proteggere, dove dirigersi, quali priorità seguire.

Per questo la preparazione non riguarda soltanto chi ha formalmente la responsabilità della sicurezza.

Direttori e direttrici, responsabili della sicurezza e delle emergenze, conservatori, registrar, personale tecnico e amministrativo, addetti alla sorveglianza e all’accoglienza: ciascuno possiede informazioni e competenze che diventano parte del sistema.

La Guida alla preparazione del PSEM nasce proprio con l’ambizione di parlare a tutte queste figure. Perché anche il piano più accurato rischia di rimanere inefficace se le persone che dovranno attuarlo non lo conoscono.

E conoscere non basta.

Le procedure devono essere provate. Le esercitazioni permettono di verificare i tempi di reazione, la chiarezza delle istruzioni, la funzionalità delle attrezzature, l’efficacia del coordinamento. Permettono anche di scoprire ciò che, sulla carta, sembrava funzionare e che nella realtà necessita invece di essere modificato.

La preparazione è quindi anche apprendimento.

Una responsabilità condivisa

La sicurezza attraversa l’intera organizzazione del museo, ma non si esaurisce al suo interno.

Vigili del Fuoco, Protezione Civile, Forze dell’Ordine, Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, amministrazioni proprietarie, enti territoriali, professionisti e soggetti che intervengono nelle emergenze fanno parte, con ruoli differenti, di una rete che deve conoscersi prima di essere chiamata ad agire.

La stessa costruzione del PSEM richiede un gruppo multidisciplinare e il confronto con i soggetti esterni che potrebbero intervenire durante un’emergenza.

Condividere la responsabilità non significa, però, renderla indistinta.

Al contrario, prepararsi significa stabilire con chiarezza chi fa cosa, chi assume le decisioni, quali risorse sono disponibili e quali procedure devono essere attivate.

Significa anche riconoscere che la sicurezza richiede investimenti: personale, formazione, manutenzione, adeguamenti strutturali e impiantistici, tecnologie, strumenti e tempo.

La cultura della prevenzione riguarda quindi tanto chi opera quotidianamente nel museo quanto chi lo governa, lo amministra e ne determina le condizioni operative.

Ogni museo è diverso

Non esiste un livello di preparazione definibile una volta per tutte e non esiste una soluzione identica per tutte le istituzioni.

Un museo in zona sismica affronta scenari diversi da uno esposto al rischio idrogeologico. Un grande museo con migliaia di visitatori presenta criticità differenti da una piccola istituzione territoriale. Una sala espositiva, un deposito seminterrato e un archivio hanno vulnerabilità diverse.

Anche all’interno dello stesso museo, il rischio cambia.

Per questo la pianificazione parte dal contesto territoriale e procede progressivamente verso l’edificio, le singole aree funzionali, le sale, i depositi e le collezioni.

La domanda “quanto siamo preparati?” non può quindi produrre una classifica.

Può invece innescare un processo di autovalutazione: quali sono i nostri rischi più probabili? Quali vulnerabilità conosciamo? Quali non abbiamo ancora considerato? Le nostre procedure sono aggiornate? Le persone le conoscono? Le abbiamo mai sperimentate? Sappiamo quali beni proteggere prioritariamente? Conosciamo i soggetti con cui dovremo coordinarci?

Sono domande che trasformano la sicurezza da concetto astratto a pratica organizzativa.

Un percorso che viene da lontano

Per ICOM Italia, la riflessione sulla sicurezza e sulla gestione dell’emergenza non nasce con gli episodi di cronaca degli ultimi mesi.

Nel 2015, con La sicurezza anticrimine nei Musei, realizzato insieme al Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale e al Ministero, ICOM Italia affrontava già la prevenzione dei reati contro il patrimonio attraverso un approccio che metteva in relazione analisi dei rischi, organizzazione, vigilanza, misure di protezione e formazione (https://www.icom-italia.org/la-sicurezza-anticrimine-nei-musei/).

A distanza di oltre dieci anni, la nuova Guida alla preparazione del PSEM, curata da Antonella Nonnis e Federica Sacco nell’ambito dell’ICOM Learning Center, amplia e sistematizza questa prospettiva.

Non soltanto sicurezza anticrimine, dunque, ma una visione integrata dei rischi che comprende persone, collezioni, edifici, territorio e continuità operativa.

Il filo che unisce questi lavori è la costruzione di una cultura della prevenzione: un processo nel quale conoscenze tecniche, competenze professionali, organizzazione e responsabilità devono incontrarsi.

Dall’esperienza all’apprendimento: Udine 2026

C’è un luogo e una ricorrenza che quest’anno rendono questa riflessione particolarmente significativa.

Il 16 e 17 ottobre 2026 ICOM Italia promuove a Udine il convegno “La cultura della prevenzione per il patrimonio culturale: dalla pianificazione alla gestione dell’emergenza”, a cinquant’anni dal terremoto del Friuli del 1976 (https://www.icom-italia.org/convegno-la-cultura-della-prevenzione-per-il-patrimonio-culturale-udine-16-17-ottobre-2026/).

Cinquant’anni rappresentano una distanza sufficiente per osservare quanto le emergenze possano trasformarsi in conoscenza.

L’esperienza del terremoto ha contribuito allo sviluppo di competenze, professionalità, sistemi di intervento e consapevolezze che ancora oggi costituiscono un patrimonio importante. Ma gli scenari contemporanei ci pongono davanti a rischi nuovi o profondamente trasformati: eventi climatici estremi, vulnerabilità tecnologiche, cybersecurity, nuove modalità di fruizione, oltre ai rischi naturali e antropici che continuano a interessare il patrimonio.

Il programma di Udine prova proprio a mettere in relazione queste dimensioni: PSEM, assicurazioni e gestione del rischio, depositi e metodo RE-ORG, cambiamento climatico, cybersecurity, sicurezza anticrimine, strumenti digitali per la gestione delle emergenze.

Il confronto internazionale con i Comitati ICOM di Austria, Slovenia e Croazia consentirà inoltre di osservare approcci ed esperienze differenti e di interrogarsi su ciò che possiamo imparare gli uni dagli altri.

Perché prepararsi significa anche questo: trasformare l’esperienza in conoscenza condivisa.

Quanto siamo preparati?

Forse non esiste una risposta definitiva.

E forse è proprio questo il punto.

La sicurezza non è una condizione raggiunta una volta per tutte. È una capacità che deve essere costruita, verificata e continuamente aggiornata.

Un evento reale può mettere in luce una vulnerabilità che non avevamo considerato. Un’esercitazione può mostrare che una procedura deve essere modificata. Una nuova tecnologia può risolvere un problema e introdurne un altro. Un cambiamento climatico o territoriale può modificare rischi che consideravamo marginali.

Per questo chiedersi “quanto siamo preparati?” non significa cercare una colpa né formulare un giudizio.

Significa accettare che la preparazione faccia parte della responsabilità quotidiana di chi si prende cura di un museo e del patrimonio che custodisce.

Significa chiederci quanto conosciamo le nostre vulnerabilità, quanto sono condivise le nostre procedure, quanto investiamo nelle competenze delle persone, quanto sappiamo collaborare e quanto siamo capaci di imparare dall’esperienza.

Il PSEM offre uno strumento concreto per trasformare queste domande in un percorso di lavoro. Ma, prima ancora del piano, conta il processo che esso mette in moto.

Quanto siamo preparati? È una domanda che vale la pena continuare a farci. Non soltanto dopo un’emergenza, ma nella vita quotidiana dei nostri musei.

Segnaliamo una interessante recente pubblicazione di Europol: “Changing tactics, changing targets: the evolving nature of museum heists”

Per maggiori informazioni, si rimanda al Gruppo di Lavoro di ICOM Italia “Prevenzione, sicurezza ed emergenza”

FOTO: Dipartimento della Protezione Civile – Presidenza del Consiglio dei Ministri, CC BY 4.0