La Definizione di Museo proposta a Kyoto del 2019 e non approvata

La Definizione di Museo proposta a Kyoto del 2019 e non approvata

Un momento di forte confronto all’interno della comunità museale

Fin dalla sua fondazione nel 1946, l’ICOM ha attribuito un ruolo centrale alla definizione di museo, inserendola nei propri Statuti e nel Codice di deontologia.

Nel tempo, questa definizione ha assolto due funzioni fondamentali: da un lato, ha delineato il campo d’azione e di responsabilità dell’organizzazione, identificando le istituzioni e i professionisti che ne fanno parte; dall’altro, ha orientato la normativa internazionale e nazionale, contribuendo alla costruzione di una visione condivisa su cosa debba essere considerato un museo.

Nel corso dei decenni, la definizione è stata più volte aggiornata, fino alla versione approvata a Vienna nel 2007. Tuttavia, già durante la Conferenza Generale di Rio de Janeiro del 2013 era emersa l’esigenza di una revisione, formalizzata poi alla Conferenza Generale di Milano del 2016, con la creazione dello Standing Committee for Museum Definition, Prospects and Potentials (MDPP).

Numerosi professionisti e professioniste avevano infatti sottolineato come la definizione vigente non rispecchiasse più la complessità e la varietà delle forme che il museo contemporaneo stava assumendo. Si avvertiva la necessità di un aggiornamento capace di riflettere l’evoluzione sociale, culturale e istituzionale del settore.

Tra il dicembre 2018 e il gennaio 2019, l’ICOM ha quindi lanciato una call internazionale rivolta a tutti i membri per raccogliere riflessioni, proposte e suggestioni in vista di una nuova definizione.

L’iniziativa, diffusa tramite i Comitati nazionali e internazionali, ha riscosso un’ampia partecipazione: sono pervenute 267 proposte da tutto il mondo, elaborate sia da singoli professionisti sia da gruppi di lavoro o organismi nazionali.

Tra questi ultimi figurava anche ICOM Italia, che ha promosso un percorso di confronto interno culminato nella Giornata di Studi di Milano dell’8 maggio 2019, organizzata in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano (Link al programma dell’iniziativa). Ne è emersa una proposta italiana, trasmessa insieme alle altre 267: scoprila a questo link.

Le proposte hanno mostrato una grande varietà di approcci e visioni: da semplici riformulazioni della definizione vigente a vere e proprie dichiarazioni di intenti, rendendo complesso il lavoro di sintesi.

Da questo ampio dibattito sono emerse alcune parole chiave — dialogo, pluralità di voci, scambio di idee, socializzazione, educazione, uguaglianza, processo — che delineavano un museo inteso come spazio dinamico, aperto e partecipativo, capace di mettere in relazione passato, presente e futuro.

Nel luglio 2019, al termine di questa fase, lo Standing Committee for Museum Definition, Prospects and Potentials (MDPP), coordinato dalla museologa danese Jette Sandahl, ha trasmesso la propria proposta al Consiglio Esecutivo di ICOM, che l’ha approvata a maggioranza durante la 139ª sessione svoltasi a Parigi il 21 e 22 luglio.

In quella sede si è deciso di sottoporre il testo al voto durante l’Assemblea Generale Straordinaria del 7 settembre 2019 a Kyoto, nell’ambito della 25ª Conferenza Generale di ICOM.

La proposta presentata all’Assemblea di Kyoto

La proposta di nuova definizione elaborata dallo Standing Committee for Museum Definition, Prospects and Potentials (MDPP) è stata ufficialmente presentata durante l’Assemblea Generale Straordinaria del 7 settembre 2019, nell’ambito della 25ª Conferenza Generale di ICOM svoltasi a Kyoto. A illustrarla è stata la coordinatrice del Comitato, la museologa danese Jette Sandahl, nel corso di una delle sessioni plenarie più attese e discusse dell’intero congresso.

Il testo proposto introduceva un profondo cambio di prospettiva rispetto alla definizione fino ad allora vigente:

“Museums are democratising, inclusive and polyphonic spaces for critical dialogue about the pasts and the futures. Acknowledging and addressing the conflicts and challenges of the present, they hold artefacts and specimens in trust for society, safeguard diverse memories for future generations and guarantee equal rights and equal access to heritage for all people.

Museums are not for profit. They are participatory and transparent, and work in active partnership with and for diverse communities to collect, preserve, research, interpret, exhibit, and enhance understandings of the world, aiming to contribute to human dignity and social justice, global equality and planetary wellbeing.”

Tradotta in Italiano come:

«Il museo è uno spazio democratico, inclusivo e polifonico per il dialogo critico sui passati e sui futuri. Riconoscendo e affrontando i conflitti e le sfide del presente, custodisce oggetti e reperti in nome della società, salvaguarda memorie diverse per le generazioni future e garantisce a tutte le persone pari diritti e pari accesso al patrimonio. Non ha fini di lucro. È partecipativo e trasparente, lavora in partenariato attivo con e per le comunità, per raccogliere, conservare, ricercare, interpretare, esporre e approfondire la comprensione del mondo, con l’obiettivo di contribuire alla dignità umana, alla giustizia sociale, all’uguaglianza globale e al benessere del pianeta.»

Nella sua impostazione, la proposta non si limitava a ridefinire le funzioni istituzionali del museo, ma ne ampliava in modo significativo la missione culturale e sociale, ponendo al centro valori quali inclusività, responsabilità civica, sostenibilità e giustizia globale.

Tuttavia, nonostante la portata innovativa del testo, la proposta suscitò ampie riserve all’interno della comunità museale.

Molti Comitati nazionali e internazionali espressero perplessità sia sul merito — ritenendo il testo troppo dichiarativo e privo dei requisiti minimi di una definizione operativa — sia sul metodo di elaborazione, poiché il documento era stato portato al voto senza un adeguato confronto con la base associativa né il pieno coinvolgimento degli organi consultivi di ICOM.

Puoi leggere la posizione di ICOM Italia in merito alla proposta di definizione a questa pagina del sito.

Durante l’Assemblea fu quindi presentata una mozione per il rinvio del voto, approvata con oltre il 70% delle preferenze, che comportò la sospensione del processo di adozione. Si aprì così una fase di riflessione e ripensamento, dalla quale nacque nei mesi successivi una riformulazione del Comitato e l’avvio di un nuovo percorso partecipativo globale per la definizione di un testo condiviso.

 


 

Guarda la registrazione della giornata di studio “Il museo in evoluzione: verso una nuova definizione” dell’8 maggio 2019

 

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