International Museum Day 2020 | Musei per l’eguaglianza: diversità e inclusione

L’International Museum Day 2020 è annunciata per il 18 maggio 2020.


Le potenzialità dei musei nel creare esperienze significative per persone di qualsiasi origine e condizione sono al centro del loro valore sociale. In quanto agenti di cambiamento e Istituzioni riconosciute e rispettate, oggi più che mai i musei possono dimostrare la loro importanza impegnandosi in maniera costruttiva nelle realtà politiche, sociali e culturali della società moderna.

Le sfide dell’inclusione e della diversità, così come la difficoltà di affrontare problemi sociali complessi in contesti sempre più polarizzati, non sono esclusivamente confinate al mondo delle Istituzioni culturali e dei musei; eppure, proprio per l’alta considerazione in cui questi ultimi sono tenuti dalla società, rappresentano questioni della massima rilevanza.

Le crescenti aspettative riposte nel cambiamento sociale hanno catalizzato il dibattito sul potenziale ruolo dei musei per il bene della collettività sotto forma di esposizioni temporanee, convegni, performance, programmi educativi e altre iniziative. Tuttavia resta ancora molto da fare per superare dinamiche di potere che possono, consapevolmente o meno, creare disparità all’interno dei musei, e tra i musei e i loro pubblici.

Queste disuguaglianze possono interessare ambiti diversi quali l’etnia, il genere, l’orientamento e l’identità sessuale, le condizioni sociali, il livello di istruzione, le abilità fisiche, l’appartenenza politica e le credenze religiose.

Con il tema Musei per l’eguaglianza: diversità e inclusione (Museums for Equality: Diversity and Inclusion), la Giornata Internazionale dei Musei 2020 si propone come punto di incontro non solo per celebrare la diversità di prospettive di cui le comunità e il personale dei musei sono portatori, ma per promuovere strumenti in grado di riconoscere e superare i pregiudizi alla base delle scelte di cosa esporre e di quali storie raccontare.

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ICOM VOICES – Call for Articles – IMD 2020

In occasione della International Museum Day 2020 ICOM invita i soci a presentare entro il 16 febbraio 2020 articoli in lingua francese, inglese o spagnola sulle seguenti questioni:

  • Parità di genere
  • Eguaglianza di trattamento nel posto di lavoro
  • Giustizia e protezione dell’ambiente
  • Accessibilità/disabilità
  • Discriminazione (di sesso, di etnia, di genere)

Gli articoli potranno contenere casi di studio, report, recensioni di libri, mostre o conferenze, pezzi d’opinione, etc.

Per le modalità d’invio si rinvia alla pagina ufficiale di ICOM


Convegno di ICOM Italia

ICOM Italia organizzerà un convegno dedicato ai temi più rilevanti della Giornata Internazionale.

Nelle prossime settimane verranno fornite maggiori informazioni circa data, sede e modalità di partecipazione al convegno!


La declinazione del tema nei diversi ambiti

I musei, nati come luogo chiuso, cassaforte di “beni” culturali sono sempre più di sovente zona franca di incontri, contaminazioni e confronti, in nome dell’inclusione e del dialogo, con un’apertura – non tanto coraggiosa quanto dovuta, insita nella loro ragion d’essere – verso quella che oggi viene genericamente denominata diseguaglianza: non essere uguali né simili ai quei pubblici dalla fisionomia individuabile, frequentatori più o meno abituali dei musei.

In questa macro definizione, nel gergo degli addetti ai lavori, sono compresi coloro che si considerano “diversi” o non accettati dalla collettività per ragioni rintracciabili nella biografia personale, attraversata da ferite e disagi, causati da situazioni di minorità linguistica, socio–economica, culturale, o legati alla diversità di genere e sessualità.

Quanto, cosa, come i musei possono essere risorsa, incidere per provocare consapevolezza, sensibilità, cambiamento, operatività al fine di contribuire nel promuovere inclusione, a superare stereotipi, ribaltare processi di alienazione e sviluppare valori pluralisti e democratici, costruendo narrazioni condivise e rappresentative anche di/con questo “pubblico che non c’è”?

Affinché i musei svolgano il ruolo di agenti di cambiamento in tali contesti di confine e di marginalità, al fine di rende parte attiva di ogni Istituzione culturale tutte le persone, è imprescindibile, strategico e prioritario il dialogo con le diversità: dialogo che però non può essere assunto quale proposito unidirezionale, autodeterminato, ma deve nascere da una negoziazione, agìta con determinazione, costanza e rigore. Per condividere non solo lo spazio fisico, ma anche le politiche culturali, le scelte di allestimento, le strategie e gli strumenti della mediazione e della comunicazione, il senso di ciò che viene esposto, nonché la prossimità con il territorio e i contesti umani e culturali di riferimento.

Si tratta dunque di una progettazione articolata e complessa che richiede la relazione con/tra diverse tipologie di pubblici, non indirizzata solo, in modo ghettizzante, ai primi destinatari, rappresentanti portavoce dei bisogni e delle attese delle differenti realtà che interpretano.

Siano essi cittadini di altre culture, rifugiati politici o richiedenti asilo, carcerati, appartenenti alla comunità LGBTQ, cittadini che vivono in aree di marginalità economico-sociale, anche giovanissimi, vittime inconsapevoli della povertà educativa e del depauperamento culturale. Da tener ben presente che le “comunità” (peraltro accezione discussa in ambito antropologico) non sono da considerarsi gabbie chiuse, facilmente identificabili; le identità sono multiple, sempre più fluide e prismatiche; le barriere e gli stereotipi sovente soprapposti.

Ogni scelta di strategia e di pratica richiede inoltre una documentazione puntuale, una comunicazione attrezzata, continue valutazioni e rimodulazioni.

Indagare, riflettere e proporre soluzioni alternative alla messa in pagina del patrimonio culturale con l’intento di disinnescare stereotipi, che non privilegino retoriche chiavi di lettura, ma che favoriscano la co-costruzione di significati, anche parziali e contradditori, è un’altra sfida urgente, se i musei intendono svolgere il ruolo di attori nella/della contemporaneità: musei non neutrali, fortemente implicati nei dibattiti attuali per esercitare quella rilevanza che ogni Istituzione culturale deve saper interpretare.

Le strategie, i linguaggi, gli strumenti devono essere adeguati ed efficaci; ad esempio, il comporre nuove narrative inclusive e partecipate. Per quanto riguarda l’uso del digitale nella mediazione del patrimonio, si ritiene importante una riflessione riguardo all’utilizzo dei device personali nell’accesso, fruizione e (auto)rappresentazione social, ma non solo; sia per la digitalizzazione del patrimonio da parte delle Istituzioni culturali e il suo impiego nei percorsi di visita e/o a distanza tramite web. Tale utilizzo potrebbe forse intercettare o sollecitare sperimentazioni, oppure (ottimisticamente) qualcosa di maggiormente strutturato, nell’ambito dell’audience engagement rivolto, in particolare, alle fasce più giovani di “non pubblico”

Ipotesi/suggerimenti di operatività per la comunità museale per la Giornata Internazionale dei Musei

Si indicano di seguito alcune azioni/attività che i musei possono promuovere, tenendo conto che, trattandosi di tematiche in larga parte poco o per nulla in essere presso i musei, non si può pretendere che riescano a realizzare percorsi compiuti da presentare in occasione della Giornata. Come prima azione – se non ancora intrapresa – si ritiene strategico che ogni museo individui le tipologie dei diversi pubblici, organizzi l’accoglienza “dedicata” (che non si esaurisca nella sola Giornata), si impegni in percorsi di fidelizzazione.

Possibili attività:

  • incontri con esperti per far conoscere e sensibilizzare al tema/ai temi gli operatori museali, da condividere con i referenti dei differenti target di appartenenza;

  • seminari con un operatore museale e/o un progettista che abbia realizzato un percorso compiuto in uno degli ambiti, così da presentarne: le condizioni, il processo, gli esiti, le problematicità… che possa dare origine a una progettazione successiva;

  • invitare al museo una o più comunità di riferimento e compiere un percorso esplorativo al fine di individuare insieme elementi cogenti relativi alle tematiche d’interesse delle persone appartenenti ad “altri” pubblici; ad esempio: quali rappresentazioni possono contribuire a costruire/rinforzare stereotipi culturali; come attrezzare gli apparati esplicativi e comunicativi così da essere maggiormente inclusivi e rappresentativi; come ripensare la comunicazione;

  • nel caso di impossibilità da parte dei componenti delle comunità di riferimento (ad esempio gli ospiti delle Case circondariali), il museo potrebbe organizzare un’uscita “fuori di sé”, incontrandoli e presentando il proprio patrimonio e le proprie attività per iniziare un processo di dialogo e di relazione costruttiva; ciò vale anche per gli abitanti di zone marginali e periferiche (si pensi soprattutto ai grandi centri urbani);

  • organizzare un’attività di “didascalia partecipata”, dedicata a una o più testimonianze del patrimonio museale per comporre brevi narrative condivise e rappresentative;

  • nel caso di progetti già in essere, presentarli alla cittadinanza o organizzare una successiva edizione dei medesimi;

  • chiedere a giovani drop out di comporre un brano musicale/una rappresentazione visiva/una performance/… secondo una visione inclusiva e alternativa;