Professionisti museali: ancora un caso critico. Il bando di Santa Maria della Scala, Siena

ICOM Italia esprime sconcerto e grande preoccupazione a seguito della pubblicazione del Bando di selezione pubblica per la copertura di n. 20 posti di addetto per l’assistenza al pubblico e la vigilanza, n.3 addetti alla didattica museale, n. 1 addetto alla biblioteca recentemente emanato da SI.GE.RI.CO. SpA, società in house del Comune di Siena, a cui sono stati affidati i servizi del Complesso museale di Santa Maria della Scala.

Colpisce che il titolo minimo richiesto per l’ammissione al concorso sia la licenza media, oltre a una inesistente valutazione in sede concorsuale di specifica formazione in ambito museale.

I lavoratori, assunti a tempo indeterminato, ricopriranno posizioni che richiedono responsabilità e competenze specifiche. L’addetto per l’Assistenza al Pubblico e alla Vigilanza, figura per la quale il Ministero della Cultura richiede il possesso minimo di un diploma di scuola secondaria di secondo grado, dovrà effettuare – così si legge – “la prima accoglienza dei visitatori” e fornire “informazioni di natura storico/artistica, archeologica e monumentale, anche in lingua straniera”; dovrà inoltre possedere competenze nell’ambito della conservazione dei beni culturali, perché suo compito sarà anche segnalare “eventuali anomalie nelle condizioni e nello stato di conservazione del patrimonio”.

Sufficiente la licenza media anche per la copertura di posizioni che richiedono invece una formazione specialistica a livello universitario, come quello di addetto alla didattica museale che si dovrà occupare “degli interventi educativi, percorsi e laboratori didattici adeguati a differenti fasce di utenti (scuole di ogni ordine e grado, privati, famiglie, adulti)”, come pure quello di addetto alla Biblioteca.

Ancor più grave che ciò avvenga in un museo, il Complesso museale di Santa Maria della Scala, che è stato riconosciuto museo di rilevanza regionale dalla Regione Toscana e per cui il Comune di Siena ha ricevuto nel 2021 il contributo ordinario regionale per il mantenimento dei requisiti di qualità. Si ricorda che la Regione Toscana ha ottenuto nel 2020 dalla Commissione per il Sistema Museale Nazionale l’equiparazione del proprio sistema di accreditamento a quello nazionale, a seguito di una modifica della normativa regionale che ha previsto un adeguamento degli standard museali regionali ai Livelli Uniformi di Qualità del DM 113/2018 che si basano su parametri precisi, riguardanti anche la gestione dei servizi educativi e dei servizi al pubblico.

A salvaguardia non solo dell’impegno regionale per il perseguimento del miglioramento qualitativo dell’offerta museale in Toscana, ma anche del bene comune e dell’interesse pubblico a una buona gestione del patrimonio culturale, si invitano:

  • la Regione Toscana a monitorare e a svolgere efficacemente la responsabilità che è sua propria, valutando la possibilità, in caso di non rispetto dei requisiti minimi, di revocare in futuro il riconoscimento concesso al Complesso di Santa Maria della Scala e ad altri musei che non rispettino gli impegni assunti;
  • il Comune di Siena a non interrompere il percorso di crescita qualitativa di Santa Maria della Scala, che passa soprattutto attraverso l’assunzione di risorse umane adeguatamente qualificate e retribuite. Le motivazioni rilasciate dall’Amministrazione alla stampa a giustificazione della procedura adottata – il bando di “selezione pubblica” sarebbe in realtà un escamotage per ricollocare i 26 lavoratori già impiegati nella precedente società di gestione dei servizi – seppur attente alle esigenze dei lavoratori  non possono giustificare la conferma di un declassamento di funzioni museali che sembra tra l’altro disconoscere l’importante ruolo dei musei nella società contemporanea.

ICOM condivide l’invito dell’Università di Siena al Sindaco di  cogliere l’attenzione per costruire insieme alle associazioni  un progetto ben più ampio fondato sulla professionalità, che riconosca Siena e il suo territorio quale eccellenza indiscussa anche nell’individuare possibili forme innovative e sostenibili nella  gestione del patrimonio culturale.