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Lettera di auguri del Presidente Tiziana Maffei

Cari soci e amici di ICOM Italia,

si è concluso un anno intenso nel quale tutti noi ci siamo impegnati, in continuità con il passato e con rinnovato slancio, per ampliare la comunità museale, potenziare la credibilità della nostra associazione nei confronti di interlocutori nazionali e internazionali, intraprendere progetti a sostegno dei musei, sperimentare in partenariato strumenti e pratiche in settori ritenuti prioritari, sviluppare il dibattito museologico sul ruolo dei nostri istituti.

La nostra attività ha condotto ad esiti positivi: l’incremento di oltre il 25 % degli iscritti, che vede una rinnovata adesione ai principi di ICOM di molti colleghi dello Stato e delle istituzioni museali, oltre a un’attenzione importante da parte del mondo universitario, corrisponde alla volontà di riconoscersi nell’azione quotidiana e trasversale per lo sviluppo dei musei. In tal modo riteniamo di aver contribuito al confronto su problemi metodologici e organizzativi, alla crescita professionale degli operatori museali e allo scambio culturale con i giovani ai quali, in quanto portatori di energie positive, dobbiamo riservare seria considerazione e maggiore determinazione.
Coordinamenti e commissioni tematiche hanno consolidato il proprio ruolo e sono oggi un fattore determinante per lo sviluppo della museologia italiana, con azioni che consentono di sviluppare a livello locale le proposte teoriche in un approccio circolare tra prassi e teoria.

Siamo al tempo stesso consapevoli che questo successo si deve anche alla recente attenzione che il nostro Paese ha rivolto ai musei. La politica culturale attivata in questi due anni, in particolare nel settore museale, seppur tra molte polemiche, ha sollecitato un’evidente considerazione da parte dei media, rendendo il museo un luogo più popolare e probabilmente più attrattivo nell’immaginario collettivo. Questa attenzione è anche il frutto di un’istituzione più orientata al cambiamento e, grazie all’impegno dei professionisti museali, sempre meno ancorata ai rigidi schemi concettuali del passato. Siamo in grado oggi di vedere i primi risultati negli investimenti fatti in termini di risorse finanziare e umane, per quanto ancora non sufficienti a colmare le carenze accumulate in anni di declino e non ancora adeguati all’importanza che il patrimonio culturale può assumere in Italia. Sono in fase di attuazione le trasformazioni che hanno segnato la riforma del MiBACT voluta da Dario Franceschini, avviate con la sperimentazione dell’auspicata autonomia scientifica per trentuno musei, la creazione di una Direzione Generale dei Musei e lo sviluppo dei Poli museali regionali, organismi complessi ma dalle enormi potenzialità.

Le luci sono comunque accompagnate da ombre circa lo stato reale di molti musei. A fronte dei grandi attrattori museali di successo che operano in autonomia, altre istituzioni, statali e non, vivono uno stato continuo di emergenza, tra carenze di personale qualificato e di risorse regolari, con conseguenti difficoltà di fruizione e la scomparsa di ciò che costituisce l’anima degli istituti: la ricerca e la mediazione culturale. Di fatto, alcune scelte fatte sulla carta hanno rivelato non poche criticità organizzative e gestionali dimostrando come la complessità del patrimonio richieda di entrare puntualmente nel merito delle situazioni. Ed è per questo che il processo avviato per la costituzione del Sistema Museale Nazionale non può interrompersi senza aver conseguito risultati concreti. I lavori della commissione ministeriale di studio, al quale hanno partecipato rappresentanti di ICOM, si sono conclusi. Questa attività ha messo in gioco le Regioni e le tante energie, spese anche in passato senza esito, per definire dei criteri di efficienza dei servizi culturali dei nostri istituti, coerenti con quanto riconosciuto a livello internazionale dalla comunità di ICOM. Si attende ora il decreto del Ministro e l’intesa con le Regioni per avviare il processo di attuazione, basato sulla condivisione di Livelli Uniformi di Qualità e su una visione strategica unitaria. È una grande sfida per tutta la comunità museale, istituzioni e professionisti, che pone il tema del superamento dell’approccio spesso autoreferenziale dei musei a favore della costruzione di reti e sistemi gestionali. Questi organismi articolati nella strutturazione, anche in considerazione dell’imprescindibile funzione di conservazione oltre che di valorizzazione, aperti ad altri luoghi della cultura, potranno interloquire con il territorio e creare un nuovo, essenziale, rapporto pubblico-privato.

Con il tema Musei e Paesaggi Culturali abbiamo sottolineato l’importanza delle comunità patrimoniali al fine di introdurre anche nuovi modelli di tutela attiva fondati sulla cooperazione tra istituzioni e società civile. L’appuntamento di ICOM Europe, che si è tenuto lo scorso novembre a Bologna, ha messo in evidenza come la stessa Unione Europea stia tentando di modificare sostanzialmente il proprio modo di operare puntando sulle istituzioni culturali. La società civile ha la necessità di vedere riconosciuto il diritto di partecipare alla vita culturale, ma anche di assumerne la consapevole responsabilità e gli istituti museali possono contribuire nella realizzazione di ecosistemi culturali sostenibili.

Nel 2017 ICOM Italia ha compiuto 70 anni. La scelta di non celebrare la ricorrenza in un giorno ma nel corso dell’intero anno ha permesso di rileggere la nostra storia affrontando in chiave contemporanea i temi di dibattito a noi cari. Agli appuntamenti di maggio a Roma e di ottobre a Milano dedicati, oltre al ricordo di personalità e dei primi decenni di attività, al Codice Etico e ai Professionisti Museali, faranno seguito nel prossimo marzo due giornate dedicate alla museologia archeologica, organizzate con Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, e l’appuntamento di maggio, dedicato alla museografia, in collaborazione con il Palazzo Reale di Genova. Tutti questi incontri sono l’occasione per affrontare il tema del museo come istituto in continua evoluzione, valutando il peso fisico della memoria, la capacità di renderla parte integrante in paesaggi di qualità, la costruzione di nuovi sistemi di relazioni e conoscenze nell’ambiente digitale, l’opportunità di ripensare una museografia la cui narrazione consideri il patrimonio non il fine dell’azione culturale ma lo strumento per contribuire alla realizzazione di una società coesa e democratica. Sono questi i principi fondanti della Convenzione di Faro, della quale è urgente la ratifica italiana dopo oltre dodici anni dalla sua approvazione da parte del Consiglio d’Europa, e che assume un particolare significato nel 2018, anno Europeo del Patrimonio Culturale.

Nel salutare, un ringraziamento particolare va alla segreteria per lo straordinario impegno con il quale ha affrontato il carico di lavoro di quest’anno e la riconoscenza a chi ha contribuito nel direttivo allargato, nei coordinamenti, nelle commissioni tematiche, con rigore e responsabilità, alle numerose attività del Comitato.

Il mio augurio è che il 2018 sia l’anno della condivisione e dell’aggregazione in un’ottica di sostenibilità con il fine di realizzare la rigenerazione culturale delle nostre istituzioni con coraggio, decisione e visione.


Il Presidente
Tiziana Maffei

Milano, 27 dicembre 2017

 

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