Il direttore museale tra autonomia scientifica e cultura amministrativa: l’intervento del presidente di ICOM Italia

Tiziana Maffei, presidente di ICOM Italia, è intervenuta al Convegno inaugurale di Ro.Me. dal titolo MUSEI ITALIANI: Sistema Nazionale affrontando il tema Il direttore museale tra autonomia gestionale e cultura amministrativa.

Il direttore museale tra autonomia scientifica e cultura amministrativa

RO.ME. EXPO, Roma, 29 novembre 2018

Nella riorganizzazione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali del 2014 il museo è stato identificato come il perno sul quale far ruotare l’attività di valorizzazione del patrimonio culturale nazionale. Valorizzazione non limitata al concetto di fruizione collettiva ma come processo di patrimonializzazione che, coerentemente con quanto affermato dalla Convenzione di Faro, mette in gioco le comunità in sinergia con le istituzioni. Il museo non è più considerato esclusivamente contenitore pregevole di beni culturali, ma istituto culturale al servizio della società e possiede senza dubbio un potenziale eccezionale proprio nello svolgere la propria “pratica museale”. Un composito insieme di azioni che hanno a che fare con responsabilità, organizzazione amministrativa, rispetto delle normative per spazi e attività pubbliche, gestione del personale, qualità dei servizi, coperture finanziarie, relazioni inter-istituzionali, ma anche rappresentazione della complessità del presente e soprattutto visione nel futuro. Pratica museale che necessita di “autonomia amministrativa e di lavoro (culturale, conservativo, espositivo, didattico, formativo)” come rilevava Franco Russoli, primo presidente eletto del Comitato Italiano dell’International Council of Museums, agli inizi degli anni Settanta, non a caso a seguito della profonda trasformazione avvenuta in quel periodo in ICOM.

L’aspetto fondamentale della riforma per chi opera nel settore è che, per la prima volta in modo chiaro seppur tra innegabili criticità, lo Stato ha posto i musei al centro di un sistema culturale riconoscendone un ruolo a volte fin troppo ambizioso se pensiamo alle declinazioni e alle aspettative date all’attività di mediazione, educazione permanente, interpretazione interculturale, coesione sociale, welfare delle comunità.

Il nascente Sistema Museale riconosce le potenzialità dell’ampia e diffusa infrastruttura culturale costituita dai quasi 5.000 musei e luoghi della cultura censiti dall’ISTAT. Superando, come sostenuto con forza da ICOM, la distinzione dovuta al soggetto giuridico, alla proprietà, alla tipologia museale a favore di una visione unitaria di ecosistema culturale dove sono altre le differenze da rimarcare, perché si riferiscono a identità, valori, opportunità, contesti.

L’evoluzione del concetto di museo: al centro la missione

I musei sono un organismo in continua evoluzione, caratterizzati dal pluralismo di visione, la cui esistenza è stata determinata dai soggetti ancor più che dagli oggetti. Espressione di uomini che, nell’atto del raccogliere e studiare le testimonianze dell’uomo e della natura, hanno rappresentato la propria idea individuale ma anche sociale del mondo per poi poterne condividere significati e saperi. Questa condivisione un tempo limitata a pochi, si è sviluppata nella sua dimensione pubblica, con l’erogazione di un servizio culturale che, dal 2015, in Italia è stato definito essenziale.

La stessa definizione di museo di ICOM è profondamente cambiata ed è oggi oggetto di una riflessione internazionale. Nuovi confronti culturali coinvolgono le istituzioni: il rapporto con i paesaggi culturali, la necessità di rielaborare contenuti culturali in una visione transazionale che va oltre l’identità nazionale per assumere una dimensione “umanitaria” del patrimonio culturale; la narrazione come forma di mediazione rigorosa e nello stesso tempo innovativa; il rapporto con i pubblici che sposta l’attenzione dagli oggetti al sistema di riferimenti che emergono dalle attività di valorizzazione. Il museo contemporaneo mostra spesso di essere sempre meno parziale nel modo d’interpretare e generare valori culturali e sempre più aperto, arrivando ad interessanti sperimentazioni di partecipazione nella rielaborazione e generazione di contenuti. Tutto ciò pone al cuore del museo la propria missione, che non coincide, come erroneamente troppo spesso si crede, con la definizione internazionale di ICOM, ma con l’individuare la ragione d’essere di ogni singolo museo, della propria identità e, soprattutto, del rapporto con la contemporaneità.

La dichiarazione della missione indirizza le politiche culturali, i documenti programmatici, le strategie a breve, medio e lungo periodo medio, l’organizzazione funzionale, le responsabilità patrimoniali in riferimento alle collezioni, così come ai propri contesti territoriali.

L’autonomia scientifica di ogni istituto museale si fonda sulla propria missione, ineludibile atto di individuazione, anche per mezzo di recenti esperienze di lavoro cooperativo con i molteplici portatori d’interesse, che rende incalzante la coerenza e i risultati delle attività in funzione della legittimazione culturale e sociale del museo. Con valutazioni diverse rispetto al principio di trasparenza: non controllo in quanto tale, ma occasione per rendere consapevole la comunità e avviare il necessario percorso di responsabilità condivisa del patrimonio come si è sottolineato nella Carta di Siena, dedicata a Musei e paesaggi culturali. È dovere dell’istituzione mantenere la fiducia riposta istintivamente in un istituto autorevole quale è il museo.

La figura del direttore museale: dalla missione alla visione

La macchina museale è senza ombra di dubbio una macchina complessa. Nel riferirsi alle cinque funzioni primarie esplicitate dalla definizione ICOM: ricerca, acquisizione, esposizione, conservazione e comunicazione, la riforma del 2014 ha articolato per i musei statali quattro aree funzionali e ha riconosciuto il ruolo del direttore museale.

Quella figura del direttore che la Carta delle Professioni Museali di ICOM Italia indica come custode e interprete dell’identità e della missione del museo, nel rispetto degli indirizzi dell’amministrazione responsabile. Responsabile della gestione del museo nel suo complesso, dell’attuazione e dello sviluppo del progetto culturale e scientifico.

Il direttore, nel far coesistere la visione culturale con le esigenze gestionali, deve garantire l’autorevolezza scientifica dell’istituzione. Un ruolo tecnico assai composito, fondato su di un’imprescindibile formazione culturale di livello, che si esplicita nella capacità di relazionarsi, anche in termini manageriali, con l’organizzazione interna e con il contesto esterno, sia esso amministrativo e istituzionale, o di fruizione. Chi è chiamato a dirigerla deve avere una formazione culturale solida e aver acquisito competenze professionali, ma anche possedere qualità caratteriali per impostare e sviluppare il sistema di relazioni. Nel museo la visione culturale si confronta con la pratica quotidiana fatta di amministrazione, anzi per la specificità delle istituzioni museali italiane, di pubblica amministrazione. In un Paese dove l’aggettivo pubblico sembra spesso non riferirsi allo spirito di servizio nei confronti della collettività e del suo interesse (anche in rapporto alle future generazioni) ma al puro obbligo di operare secondo quanto definito dal diritto amministrativo, con situazioni nelle quali l’applicazione della norma appare l’obiettivo e non il mezzo, per quanto corretto, per raggiungere dei risultati.

In questi anni si è verificata la difficoltà di agire secondo normative che non considerano la complessità e il livello di alta specializzazione e di innovazione essenziale per operare nel settore culturale. Tra le numerose criticità vi è senza dubbio il tema del reclutamento e aggiornamento del personale, nonostante l’evidente richiamo nel DM 113/2018 al personale del museo e alla presenza di specifiche figure professionali quale “aspetto essenziale per assicurare la corretta gestione di un museo, e la capacità di definire un efficace progetto culturale, coerente con la missione del museo e con adeguate azioni di fruizioni e valori”.

L’autonomia scientifica necessariamente deve fondarsi sulla missione del museo e la visione strategica del direttore. Ciò permette di delineare le specifiche funzioni da svolgere e di conseguenza gli opportuni profili professionali, con la tendenza sempre più evidente a poter operare con un approccio interdisciplinare trasversale.

I dati emersi da una recente indagine svolta all’interno della nostra associazione circa la caratterizzazione formativa e l’attività professionale dei nostri iscritti, assieme alla conoscenza diretta delle istituzioni museali in una dimensione non esclusivamente nazionale, confermano i grandi cambiamenti professionali in atto. Nell’ormai consolidata attenzione verso i pubblici, alle figure di educatori e mediatori si affiancano nuove professionalità per la narrazione, sempre più legate ad esperienze artistiche e di contaminazione dei linguaggi, così come si va stabilizzando l’uso di competenze scientifiche nella conservazione con l’impiego di diagnosti e chimici, o la presenza di amministrativi altamente specializzati a servizio delle istituzioni museali. Basti pensare alla necessità di costruire disciplinari di gara che possano assicurare la qualità nei servizi, forniture e lavori, e che rispondano alle esigenze di investimenti sostenibili e monitorabili.

Anche in seno ad ICOM Italia il dibattito avviato per eventuali percorsi di riconoscimento del professionista museale a seguito della L 4/2013 è stato sospeso, non riuscendo in un’istituzione complessa come il museo ad individuare figure specifiche al pari del bibliotecario o dell’archivista. Se alcune riflessioni possono essere fatte per il conservatore/curatore rispetto all’oggetto patrimoniale, anomala e riduttiva appare la figura di “museante”, la cui stessa definizione incontra in molti (compresa la sottoscritta) non poche perplessità.

Una questione da porre anche in relazione alle future assunzioni: i musei italiani hanno un’urgente necessità di aggiornamento e di professionalità nuove che sappiano lavorare in una logica d’interazione e raccogliere le reali sfide delle nostre istituzioni. Grande attenzione richiederà il prossimo ventilato reclutamento ministeriale, per il quale sembra urgente una programmazione strategica fondata su presupposti di conoscenza puntuale delle istituzioni museali e delle relative missioni alle quali far corrispondere precisi organigrammi. Anche il riproposto problema dei servizi di custodia e vigilanza va affrontato da un altro punto di vista: oltre all’urgenza di considerare l’integrazione con investimenti tecnologici nel settore della sicurezza, è da valutare l’opportunità dell’esternalizzazione con il presupposto imperativo di accertare la qualità del servizio. Viceversa, l’ingresso di alte professionalità negli organigrammi dei musei, oggi assolutamente inadeguati ad assicurare gli standard di qualità internazionali, è l’unica possibile strada per consentire al museo di svolgere le importanti funzioni di ricerca, mediazione, esposizione, e raggiungere gli attesi risultati in relazione alla propria missione.

I LUQV nel Sistema Museale Nazionale: la valutazione delle funzioni e non un adempimento

Nel ribadire la complessità dell’istituzione museale al “servizio della società e del suo sviluppo”, la politica di sostegno a dei livelli minimi di qualità (LUQV) non deve essere fraintesa come appiattimento delle funzioni, quanto piuttosto una valutazione delle diversità. Il SMN è l’opportunità di creare un ecosistema fondato sulla singolarità e l’interazione tra le unità. Nel riconoscimento di questa “biodiversità”, gli indicatori di qualità riconosciuti a livello nazionale in modo uniforme su tutto il territorio nazionale non sono finalizzati a valorizzare le dotazioni finanziare, strumentali o umane, piuttosto ad assicurare servizi culturali di qualità. Il sistema di autovalutazione non è una semplice check list ma l’avvio di un percorso di riflessione interno al museo su tematiche attuali, come peraltro mostra il DM 113 del 2018, che pone grande attenzione ai rapporti con il territorio. Lo sviluppo di criteri dedicati all’VIII ambito dell’Atto d’indirizzo del 2001, mai troppo approfondito, riconosce la peculiarità italiana: la stretta connessione del patrimonio museale con il territorio di riferimento.

Definisce, quindi, il sostegno ad una qualità di base, uniforme in tutta la scena nazionale e da raggiungere attraverso sinergie e cooperazioni territoriali. Questa visione mette in gioco il possibile nuovo ruolo dei musei autonomi ma ancor più dei Poli Museali: la vera novità e risorsa del Sistema Museale Nazionale in una realtà museale diffusa come quella italiana. I Poli dovrebbero/potrebbero diventare gli interlocutori chiave per costruire aggregazioni gestionali e di ricerca.

La piattaforma digitale: lo strumento e non il fine

Cosi come sarebbe erroneo riconoscere nei LUQV un sistema di verifica di adempimenti formali, altrettanto fuorviante potrebbe diventare considerare la piattaforma digitale l’espressione univoca del Sistema Museale Nazionale. La piattaforma è senza dubbio lo strumento privilegiato per sostenere i processi, ma con l’obiettivo più grande di disegnare una strategia culturale complessiva fondata sulla massima integrazione di azione e programmazione tra Stato e Regioni e sulle alleanze tra pubblico e comunità, quest’ultime caratterizzate da aspirazioni sociali, economiche e produttive che proprio nella cultura potranno trovare gratificazione.

In questo affascinante, per quanto articolato e difficile, panorama il ruolo dei direttori museali non è di certo banale. Si trovano con la pratica quotidiana a delineare e sostenere il necessario processo di adeguamento della macchina amministrativa per la quale si auspica un atteggiamento costruttivo e creativo, recuperando il significato sostanziale delle procedure a garanzia della necessaria e ormai non più rimandabile visione di medio e lungo termine della pratica culturale dei nostri istituti museali.